Combattere la mafia a colpi di arance

Combattere la mafia a colpi di arance

Addiopizzo sfida il racket dell’usura e sostiene un imprenditore locale nella raccolta di 5000 Kg di arance nel suo agrumeto.

Il 2 marzo 2009, dal mattino al tramonto, studenti e volontari delle Associazioni anti-racket della provincia di Catania, hanno raccolto 5000 Kg di “arance della legalità“, negli aranceti di proprietà del Sig. Pappalardo di Palagonia, imprenditore ribellatosi al pizzo e che per questo motivo ha rischiato che le sue arance rimanessero a marcire sugli alberi.

Queste sono arance con vitamina L come legalità“, come dice in una battuta Alberto Sozzi, direttore della Confesercenti di Catania; “si va a raccogliere le arance di un agricoltore che ha chiesto aiuto per liberarsi degli usurai che lo vogliono soffocare, siamo in Sicilia, e la lotta di liberazione è contro la mafia”.

Racconta Pappalardo: “Un clan di usurai di Palagonia mi minacciava e nel 2005 mi sono deciso a denunciarli. I carabinieri li hanno arrestati nel febbraio del 2007 ma dopo meno di 20 giorni il tribunale del riesame li ha scarcerati. Quello è stato il momento più brutto. Il paese mi ha girato le spalle, non vengono più neanche in officina a cambiarsi le gomme (seconda attività della famiglia). Ho finito i soldi, ci hanno tagliato la luce e il commerciante che comprava le arance non vuole più niente da noi”.

“Eravamo a terra, ma la signora Guerini, dell’ASAEE (Associazione Antiracket Antiusura Sos Impresa Etnea), ci ha dato coraggio. Grazie a loro abbiamo evitato il fallimento e stiamo combattendo per ricevere il fondo per le vittime dell’usura. Oggi questa iniziativa di solidarietà ci darà una boccata d’ossigeno e io dico a tutti quelli che soffrono per il racket, per l’usura, per l’estorsione: denunciate!!!”.

“Concretezza e una grande speranza ci animano”, questo il commento dei volontari del Comitato Addio pizzo di Catania.

Lo stesso 2 marzo, nella sede di Addio pizzo, si è tenuto un incontro formativo su “La dislocazione delle famiglie mafiose sul territorio di Catania“.

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