L’armistizio di Palermo tra Garibaldi e i militari borbonici si discute tra spicchi d’arancia e colpi di mortaio…

L’armistizio di Palermo tra Garibaldi e i militari borbonici si discute tra spicchi d’arancia e colpi di mortaio…

Tra le varie figure storiche siciliane, Garibaldi, oltre che per le note vicissitudini militari, viene ricordato anche come appassionato consumatore di arance.

Arance e storia

Arance e storia - ritratto di Giuseppe Garibaldi

Ritratto di Giuseppe Garibaldi.

Più volte venne rappresentato mentre offriva arance a soldati malati e mentre ne gustava personalmente.

Nel 1860, durante l’armistizio di Palermo, Garibaldi si trova nel Palazzo Pretorio, dove dirige e coordina le operazioni contro le truppe borboniche.

Si combatte da giorni e, il generale borbonico Letizia insieme al colonnello Buonopane, capo di stato maggiore borbonico, vengono convocati nello studio del generale per discutere dell’armistizio e trovano Garibaldi, seduto su una poltroncina, con davanti a sé una sedia su cui erano disposti alcuni sigari, delle arance, un piccolo pugnale senza fodera e diversi fogli.

Il generale Letizia propone di prolungare l’armistizio per un tempo indefinito mentre Garibaldi, preso il pugnale, sbuccia un’arancia offrendone uno spicchio al generale prima e al colonnello poi, dando il suo consenso alla proposta del generale Letizia.

Tra uno spicchio d’arancia ed un altro, vengono lette le condizioni della tregua.

Durante la discussione di colpo rimbomba una carica di moschetteria che fa’ sobbalzare Letizia e Buonopane, lasciando indifferente Garibaldi che, imperturbabile, si limita a dire soltanto: “fate che cessino”, continuando a sbucciare arance.

Il racconto delle arance, nella letteratura siciliana, passa dal mito di Garibaldi all’allegorismo del Vittorini con il “venditore di arance“, dal realismo del Verga con la miseria narrata con il racconto del tragico siciliano con la piccola moglie, costretto dalla miseria a mangiare arance che nessun altro avrebbe mai mangiato, fino alla nomenclatura di Consolo, con la descrizione reale ed attenta della flora e della fauna, utilizzando termini botanici.

Insomma, l’arancia, in letteratura, assume vari volti e varie rappresentazioni.

Per quanto riguarda invece la letteratura internazionale, e decisamente più recente, consigliamo di leggere “La ragazza delle arance” di Josteine Gaarder, scrittore norvegese.

Il libro parla di Georg Roed, un ragazzo di 15 anni, che conduce una vita tranquilla come la maggior parte dei suoi coetanei.

Un giorno trova una lettera che suo padre gli aveva scritto prima di morire e che aveva poi nascosto, all’interno della fodera del passeggino, affinché il figlio potesse trovarla una volta grande.

In questa lettera, Jan Olav, il padre, racconta la storia della “ragazza delle arance”, una giovane con un sacchetto di arance, incontrata per caso su un tram di Oslo e subito persa.

Per Jan è un colpo di fulmine e Georg si appassiona a questo racconto, accorgendosi che la storia raccontata da suo padre lo riguarda molto da vicino e piano piano viene svelato ciò che è accaduto prima della sua nascita.

Un racconto attraverso cui la voce del padre lo raggiunge da lontano, facendolo riflettere sul senso della vita.

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