
Sembra un paradosso o una scherzosa trovata pubblicitaria, ma drammaticamente, invece, è tutto vero!
La notizia, purtroppo, ci fa rendere conto di come, in fatto di alimentazione, non esistano più regole dettate dal buon senso, ma soltanto dall'inesauribile sete di denaro e da assurde necessità commerciali, senza alcuna considerazione rivolta a produttori e consumatori.
Succo fresco di arance rosse siciliane Rosaria
La Commissione Europea, dopo tutte le sponsorizzazioni a favore del consumo di frutta fresca e di stagione, ha, contrariamente ad ogni logica, dato via libera ad una legge che consente la commercializzazione di "aranciate" prive della benché minima percentuale di frutta.
Bevande al sapore o all'aroma di arancia, prive di qualsiasi percentuale di puro frutto. Ovvie e tempestive le proteste da parte di produttori e consumatori.
Si sta arrivando al punto in cui, per bere un qualunque succo di un qualunque frutto, ci vorrà una fervida immaginazione! Arriva la categoria delle "bevande di fantasia", ammesse in Europa, e che anche l'Italia si appresta ad accogliere. Il Senato ha approvato nel marzo 2009 l'abolizione della quantità minima di frutta che le bevande devono contenere. Manca soltanto il voto della Camera e tutto sarà permesso purché l'etichetta lo riporti sulla confezione.
Fino ad oggi, l'articolo n°1 della legge 286 del 1961, garantiva che le bevande vendute con denominazioni di fantasia, il cui gusto ed aroma derivassero dal contenuto di essenze di agrumi, o di paste aromatizzanti di agrumi, non potessero essere colorate se non contenevano anche succo di agrumi in misura non inferiore al 12%. Oggi, l’art.21 della Legge comunitaria, che ogni anno recepisce nel nostro ordinamento le direttive di Bruxelles, permette che ciò non abbia più alcun valore.
L'eliminazione totale della soglia del 12% eliminerebbe dal consumo circa 120 milioni di Kg di arance all'anno, prodotti in 6.000 Ha di agrumeti, con danni evidenti per consumatori e produttori.
Albero di arance rosse di Sicilia coltivate nella Piana di Catania
Le associazioni dei produttori sono a dir poco furibonde, penalizzare in un momento di crisi come questo, un comparto portante dell’economia agricola nazionale e, in particolare, del Mezzogiorno d’Italia è pura follia!
Il limite di succo di frutta, piuttosto, dovrebbe essere aumentato per fornire al consumatore maggiori proprietà benefiche e nutritive.
La Coldiretti pone seri dubbi sugli effetti per la salute, dato che molte di queste sostanze sono oggetto di studi per il loro presumibile effetto negativo, soprattutto sui bambini. La disposizione comunitaria elimina il vincolo per l'uso dei coloranti ma, quantomeno, impedisce di chiamare "aranciata" una bibita senza arance.
Per dovere d'informazione va detto che, l'Assobibe, Associazione
che riunisce i produttori di bevande analcoliche, protesta, rilasciando
la seguente dichiarazione: "Le bevande interessate dalla modifica in
discussione in Parlamento sono quelle di fantasia e non le "aranciate",
che devono contenere succo di frutta (almeno 12%) e per cui non è
prevista alcuna modifica".
"Questa norma - sostiene - è volta ad eliminare un vincolo del
1961 sui coloranti nelle bibite di fantasia che limita la possibilità
di colorare tali bibite in presenza di succo di agrume a specifiche condizioni.
Il medesimo vincolo non esiste se il succo è di qualsiasi altro frutto".
Nonostante ciò, dopo la "rivolta" di consumatori e agrumicoltori contro l’articolo 21 della legge comunitaria, sono arrivate parole tranquillizzanti da parte del ministro Zaia, che ha promesso di adoperarsi affinché la Camera corregga questa "svista" del Senato.
L'Adiconsum, dal canto suo, chiede che vengano rese pubbliche le ragioni che hanno portato all’introduzione gratuita di una misura che, in assenza di opportuni correttivi dalla Camera dei Deputati, lederebbe gli interessi dei consumatori e dei produttori, tentando di fare ricadere la responsabilità sul legislatore europeo.
Il Senatore Casoli non può fare a meno di spiegare agli Italiani le ragioni che lo hanno spinto ad introdurre, nella legge comunitaria, una norma che potrebbe originare inganni per i consumatori e mettere a rischio migliaia di ettari di agrumeti nel nostro Paese.
Le arance rosse di Sicilia Rosaria sono ottime anche in cucina.

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